Differenza fra volontà e resa

Per la pratica dello Yoga Naturale, è bene comprendere la differenza fra volontà e resa. Ciò che facciamo attraverso lo sforzo, è guidato dalla volontà. Ciò che accade senza sforzo, avviene per resa. Ora, cosa significa praticare lo Yoga attraverso lo sforzo? Se ci proponiamo di assumere una determinata postura, o di porre la nostra attenzione su un certo punto, o chakra, o spazio interiore, ciò richiede, anche se lievemente, uno sforzo personale. Tale sforzo mantiene vigile la mente e l’io, il quale mantiene così il suo posto di guardia. Ma se desideriamo realizzare Dio, il Sè, l’amore divino, sappiamo di dover perdere l’attaccamento al nostro io. Così, molti insegnanti danno indicazione ai propri allievi, di praticare con più costanza e maggior tenacia le posture e le respirazioni a loro insegnate. Tuttavia il continuo sforzo mantiene l’aspirante aggrappato alla volontà. Più le pratiche proseguono, più l’energia si libera nel corpo. E più l’energia si libera, più dovranno rafforzare la volontà per controllare questa forza. Incanalare questa energia fortemente risvegliata, in determinate aree o chakra, o addirittura cercare di spingerla lungo la spina dorsale, è per lo più impossibile. Come una formica non può fermare un’onda del mare, così la nostra sola volontà non può domare l’energia pranica risvegliata dalle pratiche Yoga. La conseguenza è che si viene sopraffatti dallo sconforto, iniziando a perdere l’etica e la fiducia nello Yoga. Solo pochi Yogi conoscono la chiave del progresso spirituale. Questa chiave è la resa. Arrendersi significa lasciare il controllo e permettere al prana o energia divina, di guidare il processo. Lasciando che questo accada, perdiamo il controllo sul nostro corpo e lasciamo questo controllo ad un movimento divino, spirituale. Questo movimento è costantemente presente in noi, ma non lo ascoltiamo mai. In questo modo il prana (l’energia divina), comincerà a far muovere il nostro corpo, le braccia, le gambe, gli occhi, la lingua, e ogni altra cosa. Nella pratica della resa non facciamo alcun movimento, se non per volontà del prana. Diciamo: “Mi arrendo ate, mi arrendo solo a te”. Più o meno gradualmente, a seconda della capacità dell’aspirante di arrendersi, inizierannoa  manifestarsi molteplici asanas e pranayama. Tutto lo spettro dello Yoga si svelerà in noi. Arrendendoci, lasciamo il nostro io e ci apriamo a Dio, come nostra vera natura spirituale. Solo attraverso la resa, il potere di Kundalini può risvegliarsi e compiere il suo tragitto lungo shushumnanadi (canale energetico centrale situato dietro la spina dorsale). Col suo ascendere progressivo, kundalini trasforma il nostro corpo e la nostra coscienza, e da esseri umani diventiamo esseri divini.

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