Ott 03, 2013 | Post by: Hari No Comments

I problemi

 Il mio problema

Quante volte percepiamo i nostri problemi come qualcosa di nostro. Diciamo: “Sono io che ho questo problema. Nessun’altro lo ha come me”. Eppure dimentichiamo di non essere nati da soli, di non essere cresciuti in un deserto, ma invece con gli altri, dove ciò che abbiamo appreso e fatto nostro non può che essere cresciuto insieme a chi ci circondava. I primi che troviamo sono i nostri genitori, poi i nostri fratelli e le nostre sorelle. Intorno a noi ci sono i nonni, gli zii, le zie, i cugini e con loro le loro storie, le loro origini, le loro caratteristiche. Non siamo nati da soli. Questo ci fa capire qualcosa: i nostri problemi sono anche degli altri. Ci diciamo spesso: “Mi sento solo”, “Sono inadeguato”, “Sono sbagliato”, “Sono il migliore”, “Sono cattivo”. Si, noi siamo queste cose, ma non solo noi; tutti abbiamo queste cose. Tutti, nessuno escluso, prova o ha provato questi sentimenti. Nessuno è nato e ha maturato da solo queste sensazioni. Sono cresciute in noi, con il mondo intorno a noi. Questi sentimenti, “sono nostri”, ci appartengono e fanno parte del bagaglio umano. Quando diciamo “E’ mio” ci isoliamo profondamente. Prendiamo su di noi, tutto il peso. In realtà ne siamo solo testimoni. Siamo rappresentanti di qualcosa che appartiene a tutti. Se non ci accorgiamo di questo entriamo in una spirale che ci porta lontano: cerchiamo anche nella spiritualità, nell’illuminazione, nella consapevolezza, una soluzione che ci distanzi da quella sensazione. Vogliamo separarcene, ma non riusciamo. Non riusciamo perché è legata agli altri e noi siamo uniti a loro. È qui che dobbiamo far spazio all’umano, al noi. Noi tutti abbiamo questi problemi. Può essere facile per qualcuno affermare di non averne, ma si tratta di una soluzione irreale. Il punto principale è che amiamo tutti. Vorremmo però che non ci fossero problemi. Riusciremmo ad amarli se non sentissimo quella sensazione di: “Il mio problema”. La soluzione è nel “nostro”, “il nostro problema”. Quando accettiamo la nostra connessione con gli altri, ci sentiamo umani. Non dobbiamo più essere esseri Divini o perfetti per ritrovare noi stessi. Condividiamo lo stesso viaggio, lo stesso spazio, la stessa natura umana e la stessa coscienza Divina. Un santo non è meglio di un ladro. Il santo è santo perché ha riconosciuto di essere stato anch’esso un ladro. Questo lo rende santo. Il ladro è ladro perché non riconosce di essere un santo e nemmeno di essere un ladro. Qui vediamo l’umano come un tutto, completo di ogni attributo. Il passaggio sta fra il “mio” e il “nostro”. Possiamo guardare questo come lo spostamento fra l’io e qualcosa di più grande, che si allarga oltre, abbracciando gli altri.

Una volta una ragazza che meditava mi chiese: “Ma dove va la mente quando realizzo il Sé?”. Le risposi: “Nel tuo cuore”. Lei pianse e si sentì completa perché non doveva separarsi da nessuno.

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