Apr 23, 2019 | Post by: Hari No Comments

Testimonianze dall’Intensivo di Risveglio di aprile 2019

Relazione di Atmadharma

Spilimbergo, 18/04/2019
Relazione intensivo aprile 2019 – Atmadharma Massimo Scopel

L’intensivo è sempre un’esperienza a se nel panorama dei corsi di crescita personale, vuoi per la particolarità del programma giornaliero, vuoi per varie metodologie mescolate saggiamente tra loro, ma anche perché ha un inizio e una fine con una continuità senza sosta. Tutto è votato per portare l’individuo verso il Sè, cosa siamo, chi è l’altro, cos’è la vita. Ogni volta non puoi rimanere, aldilà dell’aver avuto o meno l’esperienza del risveglio, quello di prima. Ricordo i miei intensivi sempre molto lucidamente, le aperture di coscienza che poi mi hanno permesso di avere l’esperienza diretta sul chi sono io. I primi sono stati molto travagliati con chiare e forti sensazioni probabilmente anche perché erano le prime esperienze sul Sè sulla mia anima e presa di coscienza su chi sono io. A distanza di anni questa esperienza per me ha avuto un’ apertura differente, più un consolidamento, una verità assoluta che una vera e propria presa di coscienza. E’ stato un affermare quello che è sempre presente in tutto come verità: Dio.

Il primo giorno di intensivo mi sveglio molto concentrato ma allo stesso tempo rilassato e sereno senza ansie di prestazione o cosa aspettarmi perché tutte le esperienze precedenti mi hanno insegnato che ogni volta cambia tutto e non si hanno sempre le medesime sensazioni, emozioni, aperture mentali. Le prime diadi sul “ Chi è l’altro” suscitano in me da subito una sensazione di calma, riesco a stare presente all’altro, per brevi istanti la mente si calma e la tensione che spesso percepisco alla presenza dell’altro si placa dolcemente. E’ una bella sensazione quella che sento.
Nella prima passeggiata all’aperto continuo a ripetermi incessantemente la domanda stando a distanza, osservo l’altro, lo lascio muoversi, cerco di staccarmi dal giudizio stando nella presenza il più possibile. A un certo punto osservando il panorama molto aperto e guardando il gruppo, tutto magicamente si ferma come in un unico fotogramma. Il tempo e la distanza fra noi si azzera. All’istante le coscienze di tutti si uniscono, tutti siamo quell’istante perfetto e tutti stiamo guardando in un unica direzione, verso una meta comune. L’altro ed io siamo la stessa coscienza che guardamo al medesimo fine. Al ritorno dalla passeggiata inizio prima la condivisione con Acharya HariHar che come sempre mi dice di parlare dell’esperienza attraverso le diadi. Ora tutto mi appare più chiaro e semplice, ma la mia mente continua il suo incessante lavoro, nasconde la verità, vela ed oscura tutto creando sempre distanza e diffidenza con l’altro.

Durante il satsang generale nel pomeriggio ad un certo punto Acharya HariHar parla dello stare nella presenza ed io mi rilasso totalmente nel momento presente e …. di nuovo tutto si ferma, tutto in quel momento diventa perfetto, tutto è già presente in quell’istante, tutto è così comè e non può essere diversamente e l’altro diventa pura presenza senza etichette, veli, senza nulla. L’altro E’, è la perfetta coscienza di tutto. Dopo anche questa condivisione, durata per tutto il secondo giorno, mi sento quasi
soddisfatto, ma qualcosa dentro non mi fa godere appieno neanche di questa esperienza diretta. Pazzesco, penso: “ Cosa manca, cosa devo ancora conoscere dell’altro, sento che manca ancora un tassello”. Durante le diadi continuo a condividere e stare concentrato ma nulla, una sensazione di fondo mi blocca. A questo punto la tensione a volte si presenta non verso l’altro ma verso quello che sento dentro di me come una realizzazione incompleta. Nel tardo pomeriggio un discorso breve di Acharya HahiHar
mi apre ancora a qualcosa di grande. Afferma di non tralasciare nulla perché l’illuminazione potrebbe venire anche la notte durante un sogno per cui ci incita a rimanere sempre concentrati e perseverare nel porci la domanda. Li per li lascio che queste parole mi attraversino ma non gli do peso. La sera finito i canti il primo assistente Krya dolcemente ci esorta a riposare portando l’attenzione al nostro coan e questo richiamo fa scattare in me il ricordo delle parole dette precedentemente dal Maestro “…anche durante il sonno….” . Mi addormento continuando incessantemente a farmi la domanda : Chi è l’altro? E scivolo dolcemente nel sonno più profondo. Ad un certo punto della notte ad un ora imprecisata percepisco la mia coscienza, uno spazio profondo, silente e subito dopo mi eccheggia la domanda : Chi è l’altro? Un lampo squarcia la mia profondità facendomi espandere all’infinito e contemporaneamente emerge la risposta immediata: DIO !
Mi sveglio all’istante come colpito da quel fulmine.
L’altro è DIO!
E quando mi rispondo sembra di nuovo che tutto si espanda all’infinito in me senza avere più confini, giudizi, nulla e tutto, in una sola parola: DIO.
Realizzo che qualcosa più grande di me ha fatto emergere questa risposta. Non riesco più a dormire per tutta la notte ma incredibilmente non sento la stanchezza. La prima diade mattutina non vedo l’ora di andare dal Maestro per riferirgli questo sogno che per me è stato reale più che mai.
Acharya HariHar mi esorta a condividere e far espandere la realizzazione in tutto il mio corpo, in tutte le mie cellule, respira mi dice, prendi, prendi ed espandi questa consapevolezza in ogni parte di te. Io sono commosso, sono ancora incredulo e durante le diadi costantemente parlo di quello che mi è accaduto nel sonno. Man mano che faccio espandere la mia coscienza, stando in quello che ho realizzato, qualcosa mi fa comprendere che quello che mi è accaduto è stata proprio una grazia divina. La mia mente non ci sarebbe mai potuta arrivare a tale comprensione, mi sentivo troppo peccatore: “non si può nominare il nome di Dio invano”. Quella parola è proibita. Piango, piango durante le diadi, mi sento grato e fortunato. Dio mi ha fatto realizzare questo, solo lui poteva tanto. Ogni volta che rispondo alla domanda mi vengono i brividi, mi fa un certo effetto ma sento la grandezza di tutto e mi inchino al creatore, a questa meraviglia dove tutto, ma proprio tutto, io, l’altro, ogni cosa si unisce in un unica coscienza divina.
Jay Bhagwan.
Lunga vita a te Acharya HariHar.
Atmadharma

Relazione di Reto

Una settimana prima dell’inizio dell’intensivo ho deciso di iscrivermi. Ero stanco e stressato dal lavoro e mi sentivo le gambe molto tese. Così decidi di prendermi qualche giorno per dedicarmi completamente a me stesso. Il giovedì ho lasciato il lavoro a mezzogiorno per darmi abbastanza tempo per preparare la borsa e salutare i miei cari. Arrivato al Mauna la sera mi sentivo subito a mio agio. Ero contento di esserci ed ero molto concentrato sul percorso che era davanti a me. Ho seguito con attenzione le indicazioni di Harihar ed alla fine della giornata sono andato a letto con una grande voglia di scoprire chi sono davvero. Avevo già fatto un intensivo l’anno precedente ed ero perciò ben preparato per i lavori che mi aspettavano. Non avevo aspettative relative a una mia possibile esperienza diretta, ma volevo soltanto concentrarmi su me stesso e fare il miglior lavoro possibile. Durante le prime diadi notavo che mi veniva più facile aprirmi che durante altri corsi. Mi sentivo più in contatto con me stesso e sentivo che ero sulla strada giusta. Avevo spesso delle immagini di me da bambino ed avevo anche dei ricordi di mio padre. Lo yoga ed il ballo mettevano però subito in evidenza le mia difficoltà fisiche. Le ginocchia non sono in un buono stato e la preoccupazione che un giorno io possa non poter più camminare, aumentava in me. Durante le diadi sentivo un leggero fastidio alla gamba sinistra che mi faceva ricordare il peso della responsabilità che spesso mi sento addosso.

Il secondo giorno dell’intensivo mi rimarrà in mente per tutta la mia vita: durante la prima diade riuscivo ad entrare in contatto con me stesso. Lo yoga purtroppo evidenziava di nuovo i limiti del mio corpo e la mia rigidità. Durante il ballo però è successa una cosa incredibile. Dopo qualche minuto avvertivo un forte dolore alla gamba sinistra, non riuscivo più ad appoggiare il piede e sono rimasto fermo per qualche momento. A un certo punto sono sparito completamente e vedevo un immagine di un cielo stellato bellissimo. Tutto sembrava una cosa unica. Questo stato è durato pochi istanti e quando ci siamo sdraiati mi sono sentito trascinare dalle assistenti. Ero ancora in trance e non capivo cosa stava succedendo. Ero sdraiato con le braccia stese per terra e mi sembrava di non appartenere al mio corpo. Non sentivo le mie mani che sembravano fondersi con il pavimento. Mi ricordo che a un certo punto ho cercato di muovere le dita per assicurarmi che le mani ci fossero ancora. Quando sono andato da Harihar a raccontarli cosa mi era successo potevo solo piangere. Sicuramente per la gioia che sentivo, ma anche perché non mi sarei mai immaginato che una cosa così grandiosa mi sarebbe mai potuta capitare!

Durante il resto della giornata avevo delle emozioni fortissime che oscillavano tra un’euforia totale ed una grande tristezza. La gamba sinistra mi faceva molto male e non riuscivo quasi a camminare. Ho comunque cercato di seguire tutti lavori nel miglior modo possibile per approfittare della mia apertura ed assaporare pienamente ogni momento di questo intensivo, ogni passo che facevo durante la passeggiata, ogni rumore dei animali, ogni soffio del vento, ogni morso di cibo durante il pranzo, la merenda, e la cena. Qualcosa in me mi dice che dovevo proprio farmi male per lasciarmi andare completamente e vivere l’esperienza diretta!

La mattina dell’ultimo giorno era molto calmo e tranquillo. Mi mancavano le emozioni che avevo vissuto il giorno prima. Con il ginocchio gonfio facevo ancora più fatica a seguire lo yoga ed il ballo. Anche la passeggiata era molto dolorosa, ma durante la sosta mi sono sdraiato nell’erba per sentirmi più vicino a questa natura fresca e bellissima. Dopo pranzo sono riuscito di nuovo a concentrarmi su me stesso e lasciarmi andare. Durante la meditazione individuale mi ero perso completamente ed era una sensazione bellissima. Ho cercato di sfruttare ogni momento rimasto per approfittare della mia elevata sensibilità. Durante le ultime diadi mi apparivano spesso mio padre e i miei figli, e mi commuovevo facilmente. Era quasi dispiaciuto quando Harihar ha annunciato la fine dell’intensivo, ma anche contento di tornare a casa dalla mia famiglia. Volevo condividere la mia esperienza con mia moglie e trasmettere a lei ed i mei figli tutto l’amore accumulato durante questi tre giorni, ed integrare la mia esperienza nella vita quotidiana. Il saluto finale è stato molto emozionante ed è durato parecchio. Ero così contento della mia esperienza che mi sono preso tutto il mio tempo per cambiarmi e fare la borsa. Era come se volessi godermi ancora qualche istante in più al Mauna.

Relazione di Arianna

Caro Harihar, 
intanto mi scuso se ti chiamo sempre Hari
È da un’immensa gratitudine che arrivano queste parole.
Per me piangere tra le tue mani è stato veramente come rinascere.
Questo intensivo è volato. Alla fine credevo di essere arrivata da 10 minuti.
Dal momento in cui siamo arrivati giovedì sera sono entrata in un profondo stato meditativo. Spontaneamente si faceva spazio solo silenzio dentro di me. E questa è stata la prima Grazia.
Durante la prima notte non ho chiuso occhio. Ero agitata, seppure sempre immersa nella mia meditazione. Il primo giorno, durante la prima meditazione individuale è arrivato il grande incontro. Mentre meditavo sul Chi sono IO ho iniziato a non percepire più le mani e poi tutto il corpo, come se si stesse dissolvendo. Contemporaneamente si faceva largo un’energia potentissima, intensa, bianca, e io vi ero immersa completamente. Quest’energia era così forte che sembrava volesse squarciarmi il petto. Ho sentito per un istante di non sentirmi più. Non c’ero più lì seduta a meditare, ma ero nella pienezza di quell’energia che comprendeva tutto e niente. Era bellissimo. Mi sentivo sciolta proprio come dici tu come lo zucchero nell’acqua.
Al primo dokusan in cui ti ho raccontato l’esperienza, mi hai detto: “ERI TU!!!! Quella perfezione eri tu!!! ” ma era tornata la mia mente, giudice spietato e non riuscivo ad accettarlo. Non volevo accettarlo. 
Così mi hai detto di descrivere sempre di più in Diade Chi ero io, ma non ce la facevo. Per Arianna era troppo sentirsi quella meraviglia. E così sono iniziati mille sensi di colpa x aver avuto un’esperienza così sublime e non riuscire ad integrarla. Era come se la stessi buttando via. Ma non ho mollato. Volevo andare oltre quel solito giudizio della mente, così ho cercato sempre più silenzio in me e mi sono affidata a lui completamente. Mi sono arresa totalmente. Dopo un primo periodo di stupore poiché non emergeva alcuna emozione, alcun ricordo, durante l’ultima passeggiata dei 3 giorni c’è stata la grande rivelazione.
Passeggiavo e continuavo a dirmi: VOGLIO ARRIVARE ALLA VERITÀ DI ME! Ero molto determinata, ma non con la mente. C’era qualcosa di più profondo che mi voleva condurre alla verità. Ad un certo punto, ho iniziato a pensare alle foglioline che tenevo in mano durante una diade, alla loro perfezione, alle loro “righine” e poi ho guardato la mia mano. Aveva le stesse “righine”. Non c’era alcuna differenza. Da lì più mi guardavo intorno e più mi fondevo col tutto. Il vento muoveva i rami degli alberi, l’erba e i fiori. Era tutta una danza perfetta, magnifica. Quella danza era Dio. Ed è stato così naturale e leggero dissolvermi in quella danza. Ero tutto e tutto era me. E lo è sempre stato. Non vedevo l’ora di correre e dirti che finalmente avevo capito! IO E DIO SIAMO LA STESSA COSA!!!
Grazie infinite per avermi condotta alla verità di chi sono io 

È una pace che non ha eguali. 
Grazie Grazie Grazie, Harihar 

Ti abbraccio forte
Arianna


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