Ott 03, 2013 | Post by: Hari No Comments

Uno sguardo all’umano

Uno sguardo all’umano

Ho già accennato a ciò che ci lega a qualcuno, agli altri e che spesso ci impedisce di tornare a noi. Spesso si ha l’idea che tornare a sé abbia a che fare col separarsi dagli altri, ma qui voglio darvi una visione più ampia. Troviamo gli altri nei nostri ricordi, nelle immagini che abbiamo di loro, in ciò che con loro stiamo costruendo o che non c’è più perché qualcosa è finito o qualcuno se ne è andato. La nostra attenzione è li, in questi legami. Qualcosa ci mantiene attaccati a queste rappresentazioni e vorremmo trovare una soluzione. Non sopportiamo l’idea di rinunciare ad un successo nel nostro tentativo di fare qualcosa in merito. Guardando più attentamente questo movimento scopriamo che siamo attaccati alle nostre idee. Crediamo di sapere cosa è giusto per gli altri, meglio di loro e meglio della vita. Non ci affidiamo. Cosa non riusciamo a sopportare? Il destino delle persone. Vorremmo cambiarlo, a modo nostro. Vorremmo che fosse diverso. Spesso incontriamo qualcuno che si presta a questo nostro agire, ma in realtà siamo noi, in questo caso, ad essere aiutati da loro. Ci sono persone che si sottomettono al nostro volere, al nostro desiderio che loro cambino. Così disordiniamo la vita, le leggi Divine, ponendoci al disopra di esse, quando l’armonia può nascere solo nel rispettarle in primo luogo. Questo “non sopportare il destino degli altri” è una caratteristica diffusa. Possiamo lasciare più spazio a Dio e al suo agire attraverso la vita. Per farlo dobbiamo farci piccoli, ridimensionare l’idea di noi stessi e ridare il proprio posto agli altri, nella vita, con rispetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *